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Il bambino non parla: quali sono le cause e cosa fare per i ritardi del linguaggio.

Il bambino non parla: quali sono le cause e cosa fare per i ritardi del linguaggio.

Capiamo quando bisogna preoccuparsi se nostro figlio non parla con la Dott.ssa Luciana Di Natale, logopedista.

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La nascita e lo sviluppo del linguaggio dipendono e si accompagnano allo sviluppo di altre capacità, quali l’intenzionalità comunicativa, le abilità uditive, le abilità visuo-spaziali, le abilità cognitive generali, l’attenzione e la pianificazione motoria. Ognuna di queste competenze si sviluppa nell’interazione comunicativa con l’adulto familiare, in un contesto piacevole di gioco durante le routine quotidiane. Nonostante ogni bambino abbia tempi e modi personali di sviluppare la comunicazione, gli esperti hanno identificato un percorso comune, nell’ambito del quale possono essere identificate delle età di riferimento.

Ci sono diverse evidenze scientifiche che da circa 20 anni sostengono che il bambino inizia questo percorso già quando si trova nel grembo materno.  Infatti  è in grado di sentire i rumori nella pancia e ha una percezione del parlato, anche se diversa da quella che percepiamo noi, perché filtrata dal liquido amniotico. Non percepisce parole, ne’ suoni definiti, ma la ritmicità e l'intonazione, la musicalità della lingua: la "Prosodia”, questo ascolto gli permette di familiarizzare con la voce della mamma tanto da riconoscerla già dalla nascita.

1 Quali sono le tappe dello sviluppo del linguaggio?

  • 3-5 mesi

Il neonato utilizza il pianto, gorgheggi, sorrisi, gridolini, ma ancora in modo non intenzionale. L’adulto gioca, imitando il bambino, ed il bambino tenta di imitare l’adulto, in un primo gioco di scambio comunicativo, il neonato comincia a rendersi conto che la sua voce ha un impatto sui genitori. 

  • 6-8 mesi

Il bambino inizia ad esercitare gli organi articolatori e uditivi, giocando con i primi suoni della lingua. È il periodo della “lallazione”, in cui produce sequenze di sillabe (da-da-da, ma-ma-ma) per il solo piacere di ascoltarsi. Quindi prova e riprova e se il genitore si introduce in questo gioco il bambino è stimolato a continuarlo e a sperimentare nuovi suoni e intonazioni. Il bambino ama guardarvi in faccia, vedere i vostri occhi emozionarsi e la vostra bocca muoversi, quindi cerchiamo di mantenere la faccia nel suo campo visivo.

  • 9-12 mesi

Il bambino indica, mostra oggetti, li dà. Ancora non usa vere parole, ma ne comprende molte di quelle utilizzate dagli adulti e si avvale di questi gesti per comunicare i suoi interessi ed entrare in relazione con gli altri. Continua la lallazione variata con due o più consonanti differenti. In questo periodo è molto importante ripetere i suoni che il bambino produce per stimolarlo a produrne sempre di più, così si arriverà a costruire delle vere e proprie conversazioni fatte di suoni “il gergo”!

La lallazione è una tappa dello sviluppo del linguaggio, attraverso la quale il bambino arriva a pronunciare  le prime parole.

In questo periodo il bambino riesce ad ascoltare quando parlate, riconosce le parole di oggetti comuni e i nomi di alcuni suoi familiari. Associa voci e nomi alle persone, usa suoni diversi dal pianto per attirare l'attenzione, incomincia ad utilizzare anche il gesto e l’indicazione per comunicare. Gradualmente comincerà a produrre parole bisillabiche con la prima sillaba duplicata come "ma-ma, pa-pa, na-na” e pian piano comincia ad utilizzare sequenze di suoni per nominare gli oggetti. Le prime parole vengono prodotte in contesti molto semplici e ripetitivi. (Il bambino dice “bau” solo in risposta alla domanda “come fa il cane?”)

  • 12-18 mesi

Intorno all’anno il bambino comincia a pronunciare le prime parole. È, inoltre, molto bravo a comunicare con i gesti: fa “no” con la testa, apre le braccia  per fare “non c’è più”.  Anche questo è comunicazione. Il bambino capisce che tutte le cose hanno un nome. Impara velocemente le nuove parole. Ancora usa parole e gesti insieme per comunicare. In questa fase passa da un uso altamente contestualizzato ad un uso rappresentativo e simbolico dei gesti e delle parole, inizia a combinare le parole in frasi ( “buona pappa” “palla più” “papà via”). 

  • 18-24 mesi

A 18 mesi, dovrebbe essere in grado di pronunciare da 10 a 20 parole e identificare alcune delle sue parti del corpo, giocattoli e oggetti familiari. Questa abilità si accelera e intorno a 2 anni  può essere in grado di produrre almeno 50 parole, anche se ne comprende molte di più, (da 200 a 500 parole). Riesce ad associare due o più parole per raccontare o descrivere ciò che sta vivendo.

  • 2-3 anni

Le sue frasi sono costruite meglio, il vocabolario si diversifica. Usa aggettivi, verbi, a volte coniugandoli. Si chiama per nome. Dopo i 2 anni il bambino inizia a produrre vere e proprie frasi, combinando verbi e nomi. Potrà anche usare la parola "no", in quanto stabilisce la sua indipendenza. 

  • 3-4 anni

Il bambino inizia ad usare parole astratte, pronomi, preposizioni, il suo vocabolario è di circa 300 parole. Aumenta anche la comprensione del linguaggio nelle attività quotidiane. L’acquisizione della grammatica e dell’uso dei suoni del linguaggio è ora completata. Da ora in poi ci sarà solo un progressivo incremento del lessico e un affinamento nell’organizzazione sintattica delle frasi.

 Le bambine solitamente sviluppano il linguaggio più velocemente dei loro coetanei maschi, questo si sa attualmente dall’esperienza e da studi condotti a riguardo, anche se non si conosce il motivo esatto, così come prevalentemente nei maschi si riscontrano i disturbi di linguaggio. Di certo ci sono comunque dei periodi entro cui si deve sviluppare il linguaggio ed è importante che il bambino non salti alcune tappe, soprattutto quella della lallazione. Se il bambino a 9 mesi non inizia a dire le prime parole non c’è da preoccuparsi, ma se a quest’età non si è ancora cimentato con la lallazione potrebbe esserci qualcosa che glielo impedisce.

2 Quali sono le cause del ritardo nel parlare?

Può capitare che in alcuni casi il linguaggio del bambino non si sviluppi in modo armonioso e diverse possono esserne le cause: 

• Organiche (perdite uditive, sindromi genetiche, epilessie, lesioni cerebrali…)

• Non organiche (problemi emotivo-relazionali importanti)

• Cause non accertabili (disturbi che riguardano specificatamente il linguaggio, in assenza di patologie fisiche evidenti).

In questi casi lo sviluppo del linguaggio avviene in modo più o meno carente, discostandosi dalle “fasi” sinteticamente esposte.

E’ frequente che i genitori chiedano una valutazione perché il loro bambino non parla all’età giusta o comunque parla meno di quanto atteso.

Normalmente i bambini verso i due anni già possiedono un linguaggio piuttosto ricco nella lingua materna, sia nel comprendere che nel produrre il linguaggio. Espressione e Comprensione, cioè capacità di parlare e capacità di comprendere le parole  sono due aspetti fondamentali del linguaggio, che nei primi anni di vita non procedono in parallelo, la comprensione precede sempre la produzione verbale.

Una minoranza di bambini può presentare una buona la comprensione verbale, ma un ritardo nello sviluppo espressivo, cioè nella produzione verbale, si parla, infatti,  di ritardo semplice di linguaggio. In questo caso si può intervenire con un counseling ai genitori, dando  indicazioni sul come comportarsi con il bambino. Si suggerisce come arricchire il contesto comunicativo e linguistico intorno al bambino, evitando di forzarlo a parlare, di correggerlo continuamente, ma offrendo sempre un modello corretto in modo naturale. Una pressione esagerata sulla correttezza potrebbe sortire un effetto contrario fino ad arrivare ad una chiusura comunicativa da parte del bambino. Se tale ritardo si mantiene oltre i 3 anni è preferibile un intervento diretto della logopedista condividendo gli obiettivi con la famiglia.

 Nelle situazioni di bilinguismo, cioè bambini con genitori che parlano due lingue diverse, possono avere uno sviluppo del linguaggio rallentato e un po’ atipico, che tende di solito a normalizzarsi dopo i tre, quattro anni.

Se invece si riscontra un ritardo di linguaggio collegato ad altre patologie è importante valutare lo sviluppo globale del bambino, il suo comportamento e l’interazione comunicativa con le figure principali della famiglia. 

Quando ci troviamo a valutare un bambino che non parla o che parla male e/o poco rispetto alla sua età dobbiamo per prima cosa indagare vari aspetti per escludere:

  • Problemi legati all’udito
  • Se troviamo un ritardo anche nello sviluppo psicomotorio generale, sarà necessario effettuare una valutazione globale per verificare quali sono le cause che possono interferire con lo sviluppo del linguaggio 
  • Possiamo trovare un bambino con difficoltà di linguaggio, ma che ha capacità ben sviluppate in tutti gli altri ambiti, si parla allora di Disturbo Specifico del linguaggio

Spesso la difficoltà di sviluppare il linguaggio è il sintomo più evidente nei bambini che arrivano per una valutazione, ma può sottendere altre problematiche, che devono essere approfondite e affrontate dai medici specialisti competenti (Pediatra, Neuropsichiatra infantile, Foniatra, Audiologo) prima di procedere con un trattamento logopedico.

3 Cosa fare per stimolare il bambino a parlare?

Il  linguaggio ha base biologica non si apprende, ma si sviluppa nell'interazione sociale. Cosa possiamo fare per favorire questo sviluppo? Sicuramente non dobbiamo “insegnare a parlare”, ma dobbiamo parlare al bambino e va privilegiata l'interazione diretta.

Tv, cellulari, tablet e computer non favoriscono lo sviluppo della comunicazione e del linguaggio perché non c'è feedback verso il bambino.

Quindi, come parlare a un bambino molto piccolo?

E’ importante parlare con il vostro bambino anche se ancora non capisce quello che state dicendo, presterà molta attenzione alla vostra voce.

Bisogna parlare con naturalezza, seguendo il proprio istinto, spesso ci capita di modificare la voce quando si parla con i bambini, utilizzando toni  e melodie esagerati, questo è utile per mantenere l'attenzione del piccolo e non compromette in alcun modo i suoi tempi di sviluppo del linguaggio.
Quando parlargli? Possiamo approfittare dei momenti delle routine durante la giornata (il bagnetto, la pappa, il cambio del pannolino) oppure trovare un momento in cui possiamo condividere giochi, canzoncine, filastrocche e letture illustrate adeguate alla sua età, che possono diventare opportunità per stimolare e supportare il linguaggio emergente.

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